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messo a punto un nuovo rivoluzionario processo di ossidazione dura a
basso costo con altissimi livelli qualitativi in fase di brevetto.
Qui di seguito la
spiegazione dell'ossidazione anodica dura tratta da:
Alluminio - Manuale degli impieghi"
di W. Nicodemi
"Questo tipo di trattamento ha
la peculiarità di dar luogo a rivestimenti anodici duri, con
spessori da 25 a 125 mm, tipici per garantire una elevata resistenza
all'usura ed all'abrasione.Trattamenti di ossidazione dura si
caratterizzano dal punto di vista esecutivo essenzialmente per
operare a basse temperature dell'elettrolita, con elevate densità
di corrente e di tensione; ciò determina una modesta azione
solvente dell'elettrolita, e la possibilità di formare pareti delle
celle di buon spessore. L’accorgimento principale che viene
adottato per limitare l'attacco sull'ossido è appunto la riduzione
della temperatura del bagno di ossidazione, che lavora fra -10 e +10
°C. Questo accorgimento è comune a tutta una gamma di tecniche di
anodizzazione a spessore largamente diffuse nella pratica operativa;
ciò che differenzia un procedimento dall'altro è l’accuratezza
con cui risultano definite le combinazioni tra temperatura e densità
di corrente, per l'ottenimento, anche in funzione delle composizioni
chimiche delle leghe, dei migliori risultati in termini di durezza e
resistenza alla abrasione dell'ossido.Quando si adottano finiture
anodizzate a spessore, è opportuno tenere in considerazione alcuni
punti basilari:
Problemi dimensionali: gli strati di ossido duro crescono
sviluppandosi verso l'interno del metallo, ma vanno ad occupare uno
spazio maggiore di quello dell'alluminio che si è trasformato in
ossido. Nel progettare e disegnare le dimensioni di manufatti da
sottoporre ad ossidazione dura occorrerà tener conto di questa
caratteristica, ricordando che all'incirca la metà dello spessore
dello strato va a costituire sovrametallo
(Fig.: A: Ossidazione anodica - protezione anticorrosione. B:
Ossidazione anodica dura - antiusura).
Durezza e resistenza all'abrasione: la misurazione della durezza di
strati sottili, depositati su materiale relativamente tenero, ha
significato solo se effettuata sulla sezione dello strato, quindi
per spessori dell'ossido non inferiori a 30 mm. Volendo misurare la
durezza di strati di ossido duro su getti, in particolare se
realizzati con leghe ad elevato contenuto di Si, è necessario tener
presente che nell'ossido rimangono inglobate particelle di silicio
metallico, la cui presenza può rendere scarsamente significative le
misurazioni. La durezza dello strato di ossido è peraltro funzione
di numerosi parametri, tra cui, essenzialmente, le condizioni
operative di anodizzazione, la natura dell'elettrolita ed il tipo di
lega; nella tabella qui sotto sono riportati a titolo indicativo i
valori di microdurezza di ossido duro in funzione del tipo di lega.
E’ infine bene ricordare che non esistono correlazioni certe tra
la durezza dello strato di ossido e la resistenza all’abrasione
dello strato stesso; quest'ultima può variare da caso a caso anche
a seconda della rugosità superficiale del pezzo, risultando pure
influenzata dalle condizioni pratiche in cui opera il manufatto.
LEGHE SPESSORE (mm) HV (15 g) HV (50 g)
6060 78
115
158 525
492
475 545
506
508
5754 57
93
157 489
532
404 493
522
407
6082 36
48
66 470
445
425 476
473
447
7075
(Ergal) 29
47
2 422
406
200 458
426
245
2030 31 412 439
Resistenza a fatica: l'ossidazione a spessore determina una
influenza negativa sulla resistenza a fatica del materiale; la
diminuzione varia da un 20-30% per alluminio commerciale sino ad un
massimo anche superiore al 60% per le leghe ad elevata resistenza
meccanica. Quando la resistenza a fatica rappresenta una proprietà
critica per il manufatto da sottoporre ad ossidazione dura è
possibile far ricorso ad opportuni accorgimenti migliorativi, come
ad esempio un preventivo trattamento di pallinatura che pone in
compressione gli strati superficiali del metallo."
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